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Riflessioni
La “Ragazza” del Judo
Articolo 116

La “Ragazza” del Judo


29/04/2022

Parlare con Laura Di Toma, il Direttore Tecnico delle nostre Nazionali di Judo è come parlare col judo stesso. La sua lunga carriera, i suoi risultati e la permanenza in seno alla federazione ne hanno fatto un esperta dal judo a tutto campo. E ancora studia



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on la “ragazza” ci vediamo all’esterno, io in auto e lei in piedi di fuori, complice il covid che questi anni detta le nostre vite e fa si che non possiamo avere più contatti con i nostri amici.
La ragazza in questione è il Direttore Tecnico delle Nazionali di Judo, Laura Di Toma.

Io la chiamo sempre ragazza perché per me, è sempre uguale a se stessa, non è mai cambiata devono negli anni. Eppure gli anni ti cambiano, volente o nolente, ma lei no; ragiona di judo come faceva a vent’anni e di anni nella materassina ne ha fatti. Ha avuto un passato da atleta agonista splendido per quegli anni, dove il judo fatto dalle donne doveva ancora venire in Italia.
È stata medagliata per ben 10 volte ai Campionati Europei ed agli Europei a Vienna, 1976, prese due medaglie: il bronzo nella categoria 66 e l’oro negli open. È stata anche vice campionessa Mondiale a New York, nel 1980 nella categoria 61 kg.

D: Laura ti aspettavi, dopo una lunga carriera, quale è stata la tua, e gli innumerevoli successi che ti volessero come Direttore Tecnico della Nazionale di judo?
Di Toma: No, onestamente no. Non mi aspettavo…Si è vero ho fatto un percorso lungo, anche perché ho una certa età…è logico rimanendo sempre nel mondo del judo e della federazione ho un’esperienza fatta da tanti periodi vissuti…però fare il Direttore Tecnico è una nuova avventura e non so se sarò in grado di farlo bene, di farlo male, questo è per qualsiasi avventura si affronta. Questo periodo è veramente complicato non solo per la pandemia che continua e a cui bisogna ancora fare attenzione, difficile anche per i problemi di budget che abbiamo e per il poco tempo che è rimasto per raggiungere la qualificazione Olimpica.Bisogna occuparsi anche della faticosa ripartenza del Judo Italiano dalle piccole medie e grandi Società sul territorio.

D: Cosa pensi di fare nell’immediato futuro?
Di Toma: Per i problemi di budget non riusciamo ancora a fare i classici collegiali qui al centro. Si è trovata una soluzione, per il momento, di portare i collegiali o gli allenamenti sul territorio e si sono scelte due città: Torino dove sappiamo bene che ci sono le migliori palestre di Judo e Napoli per lo stesso motivo, dove i partner sono competitivi e forti. Quindi abbiamo spostato gli allenamenti, soprattutto maschili, in queste due città. Qui a Roma abbiamo preferito allenare le ragazze. Il capo allenatore Bruyere preferisce qui a Roma in quanto si trovano la maggior parte delle Atlete di alto livello. Qui su Roma, dal 14 al 25 Marzo, allenamento Interforze non solo femminile, infatti ci siamo avvalsi dei gruppi sportivi militari, e grazie a loro e agli Atleti che partecipano, riusciamo ad allenarci al meglio. All’OTC di Nymbutk dove i nostri ragazzi hanno partecipato insieme ai capi Allenatori Parlati Raffaele Bruyere Francesco e Toniolo Raffaele, hanno incontrato la squadra dell’Ukraina, immediatamente è stata chiamata la Federazione per poterli ospitare al CO. Ora gli atleti ukraini sono qui e si stanno allenando con i nostri ragazzi.

D: Avete qui a disposizione la squadra Ukraina, è un vantaggio?
Di Toma: È un vantaggio per tutti, per dare un pochino di tranquillità a loro e anche di normalità perché allenandosi con noi si rientra ad una normalità necessaria. Veramente difficile, comunque, per loro non pensare alla loro terra e alle loro famiglie. Parlando con il capo allenatore Ucraino,che Zantaria (Campione di Judo Ucraino i .....metti i suoi risultati....) ci ha confermato che non è militare ma è un volontario armato fino ai denti per difendere la sua patria e si trova a Kiev. La squadra che si trova al CO erano già in Spagna per allenamenti prima della guerra e ora qui con noi, grazie al Presidente Falcone ed alla Federazione che hanno accettato di ospitarli in questo momento terribile nella loro patria.

D: Come ti sei trovata con i nuovi allenatori?
Di Toma: Per la prima volta è stata fatta una Commissione Direzione Tecnica di nove Tecnici Dirigenti. Questa pluralità di persone, garantisce, se c’è un problema, la possibilità di vagliare più soluzioni e con la competenza di tutti riusciamo a trovare la miglior soluzione proprio in questa fase storica che è la più difficile, per poter far allenare gli Atleti che devono partecipare alle gare per la qualificazione Olimpica. Ma ripeto, dobbiamo trovare le soluzioni anche per i cadetti e per gli junior che sono il futuro della nostra generazione.

D: Come lo vedi il judo tra quattro anni?
Di Toma: Il judo è cambiato o meglio sono cambiati e migliorati i metodi di allenamento, ma credo che il judo sia sempre uno: squilibrio - contatto - tecnica. Gli allenamenti e esercizi possono essere riproposti, infatti l’altro giorno Bruyere ha fatto lavorare a terra in ne waza senza judogi per avere più sensibilità, esercizio che veniva praticato anche ai miei (vecchi) tempi. Ripeto Judo e’ sempre basato sullo squilibrio contatto tecnica ma si dovranno trovare altri accorgimenti e soluzioni di allenamento. Bisogna che i tecnici si informino, si aggiornino continuamente, anche per quanto riguarda il regolamento arbitrale che può cambiare il modo di combattere.

D: In Direttore Tecnico dovrai avere una soluzione o qualche consiglio per i tecnici sparsi nel nostro territorio?
Di Toma: In tutti questi anni i tecnici societari sono diventati molto in gamba, si sono formati grazie anche alla tecnologia e, quindi, il valore degli atleti sul territorio è cresciuto. Lasciamo stare adesso la pandemia che ha distrutto molte società. Però credo che la formazione sia la cosa più importante, credo che avere delle competenze specifiche aiuti questa crescita; l’allenatore non dev’essere per forza una grande campione perché insegnare è un’altra cosa. Certo non fa male essere stati agonisti e si può aggiungere qualcosa in più all’allenamento ma, per essere un buon allenatore devi studiare informarti e formarti e avere l’esperienza sul campo, sul tatami, devi saper riconoscere i tuoi allievi, devi allenarli, incoraggiarli ma non dargli false speranze oppure, peggio, non esaltarli troppo perché conoscere la sconfitta insegna apprezzare la vittoria. Devono sapere lavorare con i bambini, con i cadetti, con gli junior e sapere esattamente cosa proporre, ma possibilmente anche specializzarsi e avere delle competenze che si acquisiscono con la formazione e lo studio per ogni settore.

D: Hai già in mente un programma per questo?
Di Toma: Da tempo ci sono dei programmi. Ripeto siamo fermi causa pandemia, vari progetti sono già stati presentati, anche negli anni passati, progetto pesi massimi. - progetti agonistici sul territorio - progetto Centri Tecnici Federali....La formazione rimane la cosa più importante ma dipende tutto da noi stessi, da come vogliamo evolverci. Bisogna dare quel tipo di formazione da cui non si può prescindere. La formazione, lo studio, il lavoro sul tatami danno sempre buoni frutti. Credo che i Comitati Regionali con input della Federazione, possano dare impulso alla ripartenza dai bambini agli agonisti. Le parole magiche per tutti noi a tutti i livelli sono: rispetto coraggio passione amore per il lavoro che stiamo facendo.

D: Vuoi dire qualcosa ai tecnici di tutta Italia?
Di Toma: Vorrei dire loro di avere pazienza perché mai, come in questo momento, la pazienza ci deve guidare. Siamo stanche tutti di questa situazione e, adesso, poi c’è la guerra per cui le cose sono peggiorate. La pazienza ci fa ragionare. Non bisogna accanirci sui soliti problemi, ce ne sono, ci mancherebbe altro ma dobbiamo risolverli insieme. Chi è appassionato di judo capirà.

 

Da un po’ di tempo la chiamano la “Signora del judo” ma per me sarà sempre Laura, quella forte ragazza di Osoppo che andò a combattere per il titolo Mondiale con la morte nel cuore perché, in Friuli, c’era stato il terremoto.

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