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Medaglie cadetti
Editoriale

Medaglie cadetti

Articolo 96 del 04/12/2015

Una gentile lettrice e nostra sostenitrice – per nostra fortuna – ci domanda perchè non parliamo mai delle medaglie conquistate dai nostri cadetti nazionali.
Spero di non inimicarmi la nostra Stefania e tutti coloro che tifano per i nostri ragazzini, ma abbiamo fatto una scelta redazionale: non parliamo delle medaglie dei ragazzi perché non siamo d’accordo con queste competizioni.

Sia ben chiaro, non vogliamo togliere ai ragazzi il valore alla loro medaglia che sappiamo sudata e conquistata con tanto lavoro e apprezziamo, veramente molto, il lavoro dei tecnici societari e federali, ma siamo contrari a questo modo di mettere i ragazzi al centro dell’agonismo così precocemente, siamo contrari all’esasperazione della ricerca della medaglia anche perché, lo si vede attualmente, sono medaglie che non portano a nulla, nel senso che non c’è continuità.

Queste medaglie non tracciano una linea futura, non ci fanno ben sperare per podi più maturi. E poi, cercate di capire, iniziamo, con questi ragazzini, a fargli pesare lo stress da competizione, il calo peso, la nevrosi da medaglia, la delusione della sconfitta. Ma, ancor peggio, il ruolo di campione. Noi siamo contrari.

Siamo contenti per loro, per i loro successi e per tutti quelli che lavorano per loro ma noi, ci dispiace, andiamo contro corrente. Non credo, personalmente, che le ragazzine e i ragazzini debbano entrare in questo giro infernale delle competizioni internazionali perché gli togliamo la giovinezza, esasperiamo la “loro” voglia di conquista e li “innestiamo” in un giro di digiuni, di preparazione troppo stressante per la loro età, sia per la scarsa maturità sia per la inconsapevolezza del proprio ruolo.
Questi ragazzi non vivono la loro adolescenza e la passano, invece, in un vortice di allenamenti e traumi che si andranno a sommare agli altri della loro lunga carriera sportiva.

Noi siamo per una giusta educazione al judo. Prendiamo pure i nostri ragazzi dal podio italiano e portiamoli, come viaggio premio, nel centro Olimpico e, su quei tatami, facciamoli allenare alla tecnica, al miglioramento dello squilibro, alla conoscenza dei fondamentali. Educhiamoli al judo e prepariamoli ad entrare senza paure nel mondo degli juniores. In questa maniera avremo judoka più preparati e sportivi più sani.

Arriveranno ai loro 17/18 anni, sani fisicamente e mentalmente e pronti ad affrontare, grazie ad un grande bagaglio tecnico acquisito, i tatami internazionali.

Se pensiamo a piccoli “Totti” in cosa siamo diversi dal calcio? Se pensiamo che questi campioncini lo rimangano per il resto della loro carriera judoistica in cosa siamo differenti da quei genitori che pensano che il loro bambino sia uguale al “Capitano” e la loro bambina sia una piccola “Pennetta”? Sembrano i protagonisti di quei format televisivi dove i genitori mimano i loro gesti mentre i piccoli si esibiscono. Abbiamo degli ottimi tecnici a livello nazionale e internazionale che sono in grado di preparare questi ragazzi alla loro carriera da juniores, prepariamoli con un judo altamente tecnico e avremo il piacere di vederli campioni felici. Lasciamoli ragazzi e facciamoli crescere bene, facciamogli vivere la loro adolescenza per renderli sportivi e atleti responsabili.

Facciamo questo e li aiuteremo per il judo ma, soprattutto, per la vita

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