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Se si potesse esprimere un desiderio…
Editoriale

Se si potesse esprimere un desiderio…

Articolo 133 del 03/04/2021

Noi teniamo molto al judo, è la nostra vita.

Tutti abbiamo praticato già da bambini e ora che siamo diventati adulti potremmo trarre le nostre somme.

C’è chi ha tentato la via dell’agonismo e non ce l’ha fatta e, invece, è diventato campione, più o meno grande.
Ma tutti siamo diventati insegnanti tecnici.

Ora, qual è il nostro compito impellente?

Sapere.
E cos’è che dobbiamo dare ai nostri ragazzi se vogliamo insegnare un buon judo?
Sapere.

Perché il sapere si trasmette, non viene da scienza infusa.
Trasmettere sapere è un compito arduo. Bisogna apprendere bene e spiegare, in modo che tutti capiscano, il nostro sapere.
Ma qual’é stato il periodo più bello da quando avete fatto judo?
Non sarà mica quando eravamo bambini e aspiravamo a diventare come la cintura gialla vicino a noi e poi arancione, ecc.
Cosa ci spingeva, ve lo siete mai chiesto?
La voglia di arrivare, non per essere superiore agli amici, ma la voglia di arrivare per conquistare un grado in più, per salire e vedere cosa ci fosse stato al di là di quel muro.

Se si potesse esprimere un desiderio vorrei che a Pasqua ritornassimo tutte cinture bianche per ritrovare quel senso di scoperta che già ci aveva pervaso quando eravamo bambini, come fossimo tutti in una grande palestra, amici più che contendenti.
Ritorniamo ad essere cinture bianche e riavremo la sana voglia di essere curiosi, desiderosi di scoprire nuove mete e altrettanti traguardi. Invece, fare la corsa ai Dan ci fa sembrare più anziani di quello che siamo, ci fa sembrare pensionati che, invece di andare a rompere i coglioni a quelli dei cantieri stradali, ci mettiamo la cinta conquistata e facciamo la passerella sul tatami dicendoci quanto siamo bravi, rimembrando i combattimenti epici di quando eravamo ragazzetti e citando gli aforismi di qualche altro per sembrare più saggi.

Ma ci vediamo allo specchio? Pasqua è la festa della resurrezione non della esumazione.
Allora “facciamoci” nuovi, bisogna avere il coraggio di svecchiare, niente Dan e niente cinture colorate. Solo una.
Una cintura bianca per ognuno e vedrete, comunque, nessuno vi toglierà quello che siete e che sapete.

Il miracolo succede solo a Pasqua ma il sapere dura tutto l’anno.
Io, mi ricordo, che avrei voluto diventare una cintura nera come il mio Maestro.
Solo una cintura nera.
Pasqua con la resurrezione e la primavera ci spingono da sempre a fare pulizia. Leviamoci orpelli, Dan, diplomi, medaglie.
L’unica cosa che non possiamo levarci è il sapere ed è l’unica cosa che, gli altri, non possono privarci.

Buona Pasqua a tutti i Judoka di buona volontà.

Pino Morelli

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