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Raccontami una storia.
Editoriale

Raccontami una storia.

Articolo 126 del 15/11/2020

Oggi, ai tempi del covid, credo che nessuno possa gioire vedendo come sta il judo. Siamo fermi, i nostri tatami sono impraticabili e c’è molta titubanza, da parte dei genitori, a portare i loro figli a far judo. Poi neanche si può. Ma allora come possiamo fare per far sì che si parli di judo? Per far sì che il judo sia vivo agli occhi di tutti? Penso che ci siamo inventati di tutto. Ho visto palestre che facevano provare, ai bambini più piccoli, le tecniche con un judogi imbottito di stacci, qualcun altro ha preso dei manichini per fare ucchi lomi e, la maggior parte, si sono “dedicati” agli elastici. Mi sembra che la fantasia non ci manchi a parte gli elastici che venivano usati già ai miei tempi. Non erano proprio degli elastici così come li intendiamo noi, erano una sorta di “tutto fare” nell’ambito dell’allenamento del judo: la camere d’aria delle biciclette. All’inizio erano un po dure però, dopo quattro o cinquemila Uchi Komi erano più morbide, ma non più di tanto. Ma se ti facevi male ad un ginocchio c’erano le camere d’aria che arrivavano in tuo soccorso. Con una fasciatura a croce si rimettevano a posto anche i legamenti crociati. Se ti facevi male ad un braccio o alla spalla c’era sempre la camera d’aria a soccorrerti. Bisognava stare attenti solo a toglierle la valvola. Però, più che altro, servivano a fare le entrate di Uchi Komi; prima erano toste perché il tubolare era resistentissimo e, solo dopo che tutti i componenti della squadra si erano allenati con gli antenati degli elastici, facevi un entrata più morbida. Le bianche colonne dei Monopoli, ai lati del tatami, avevano dei segnacci neri come il carbone però, ogni estate gli si dava un po di bianco e ritornavano come nuove. Che cosa bisogna fare per vivere il nostro judo? Credo che bisogni raccontare delle storie avvincenti sul judo, suo i suoi personaggi illustri, sulle società che hanno fatto la storia del judo qui in Italia, su i suoi campioni. Se le racconti tanto bene le storie riesci ad appassionare anche chi non frequenta il tuo mondo. Una storia raccontata è la fantasia, l’azione, il coraggio, la bellezza che si ergono soltanto dalle parole se le parole sono dette da chi ama tanto il judo per poterne parlare col cuore. E quello che inizieremo a fare con questo numero. Chi ha voglia di raccontarci la storia della sua società noi siamo qui per farla conoscere a tutti.

Raccontami una Storia

di Pino Morelli

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