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JUDO. E’ necessario un
Editoriale

JUDO. E’ necessario un "distinguo"

Articolo 124 del 19/09/2020

I giornalisti, quelli disonesti, quelli che non hanno niente da dire e che guardano il foglio bianco e si domandano: “Io qui, che ci sto a fare?”, si permettono di parlare di cose che non sanno e, allora, il sangue e le lacrime sono il loro viatico per svoltare la giornata e non gli frega niente se danneggiano una persona o una categoria, questi devono pur vivere e “la pagnotta” costa.

 

Se io dico: “Gioca al pallone”, ho detto tutto e non ho detto niente. Non credete?

Vi è mai capitato di sentire una notizia dove degli assassini hanno ucciso un ragazzo a pallonate?

Forse è possibile.

Dire “gioca al pallone” può darsi che giochi al calcio, a pallavolo, a basket, a palla prigioniera e via dicendo.

Quando si parla di “Arti Marziali” si intende quelle arti che mirano solo a far male ad una persona.

Ma se dico “gioca al calcio” tutti intendono cosa voglio dire e quale sport fa il protagonista della mia storia. Ma se dico “pratica judo” tutti intendono che fa arti marziali.

Onestamente non mi sembra giusto.

Il judo è uno sport olimpico. Sport. Ha finito di essere Arte Marziale dalla nascita tanto che il suo fondatore ha ritenuto opportuno ideare uno sport perché, fino ad allora, non esisteva, in Giappone, una pratica ludico sportiva; tant’è vero che fece di tutto per far conoscere lo sport e portarlo alle Olimpiadi.

Vorrei che quando si parli di arte marziale il judo rimanga fuori da questa cappa che ci sovrasta da quando il judo è entrato in Italia.

Noi facciamo judo, è uno sport, rispetta l’avversario, non è razzista, è apolitico, è aconfessionale. Come può essere mischiato a quelle pratiche che si definiscono arti marziali?

Come si fa a distruggere un avversario e a insistere finche l’arbitro, mosso da compassione, non fermi il combattimento?

Nel judo c’è l’Ippon, poi ci si rialza, si fa l’inchino in rispetto dell’avversario, poi ci si da la mano come amici.

L’avete capita la differenza?

Come ci dobbiamo comportare?

Prima di tutto non cadete nelle lusinghe di chi vi fa più forti degli altri; quando fanno i gesti del karate pensando che sia judo, anche perché il karate abbraccia il nostro modo di fare e anche lui, finalmente, è approdato alle Olimpiadi.

Quando vi chiedono chi è il più forte tra voi e una qualsiasi pratica marziale basta che diciate: io faccio uno sport.

Se uno ammazza un ragazzo inerme con una pallonata io non penso a bandire tutti i giochi col pallone, bensì a prendere l’assassino che ha commesso il delitto e a metterlo dentro per sempre perché una vita, giovane o vecchia, non ci sono soldi per pagarla e non c’è tempo che possa colmare il cuore dei suoi cari e della comunità nella quale viviamo.

Ma se ritornassi a far gare ci proverei a portarmi un pallone sul tatami e per quanto sarei bravo non credo di poter fare Ippon al mio avversario; ci vuole arte, movimento, intelligenza, fantasia.

Questa è l’arte di cui siamo fieri.

Ditelo ai giornalisti.

P.Morelli

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