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Si Ricomincia ...Ma che differenza c’è tra il Rugby e il Judo?
Editoriale

Si Ricomincia ...Ma che differenza c’è tra il Rugby e il Judo?

Articolo 102 del 21/08/2017

Prima di settembre, dal 27 agosto, per la precisione, si inizia un nuovo quadriennio che ci porterà a Tokyo 2020. Questo nuovo Campionato del Mondo da il via al Circo del judo e da qui si dipaneranno scelte infinite che porteranno, i nostri atleti, in alto nella Ranking List o a lasciare definitivamente il judo agonistico ma tutto, anche se con incidenza minore, dipende anche da noi. Perché? Avete presente il Rugby? Posso parlare solo della Nazionale perché non conosco i club o società minori ma vorrei soffermarmi sulla Nazionale perché è stato un fenomeno di immagine e di forza data dei suoi fans. Mi ricordo una Nazionale che perdeva sempre però aveva un numero maggiore di ammiratori ad ogni partita che faceva ed a ogni incontro aumentavano gli sponsor. Perdevano però avevano più pubblico e più sponsor. C’è stata un grande lavoro sull’immagine dello sport e dei nazionali; si raccontavano storie sul gioco e sui loro protagonisti. Erano storie che dicevano, sostanzialmente, come erano i giocatori, parlavano della loro vita e sulle privazioni e motivazioni che li spingevano a praticare il Rugby, erano storie di ordinaria vita ma che facevano intuire che, loro, da lì a poco sarebbero diventati idoli anche perdendo perché al pubblico, alla gente del Rugby non interessava che loro vincessero ma che si battessero con i grandi campioni da pari a pari. E poi il terzo tempo avrebbe fatto riflettere tutti sugli errori o sui clamori di una partita epica. Che differenza c’è tra il Rugby e il Judo? Ecco, dovremmo fare tutti come i fan del Rugby. Noi che non possiamo calcare i tatami mondiali e siamo costretti a tifare guardando la tv o internet dobbiamo sapere che, noi, possiamo fare solo le cose giuste. Possiamo tifare anche quando andranno al tappeto e si rialzeranno perché nel momento in cui lo faranno possiamo essere sicuri che la prossima volta che saliranno sul tatami saranno più decisi a dimostrare quello che valgono. Una volta per tutte dobbiamo bandire le parole inutili e dobbiamo fare più judo in tutti i modi: parlare, raccontare, allenarsi, parlare dei nostri campioni e di tutti quelli che hanno fatto questo sport epico. Raccontiamo di come Geensik abbia ammutolito i giapponesi ai giochi Olimpici a Tokyo, di come Kashiwazaki abbia vinto con “furiko tomoe nage” lo splendido Campionato del Mondo nel 1981 o del gigante Ruska che non aveva avverari o di Robert Van De Walle che ha combattuto fino alla veneranda età di 40 anni. E poi, la prima medaglia Olimpica conquistata da Mariani e dopo anni quella d’Oro di Mosca, del 1980, conquistata da Ezio Gamba per non parlare delle donne a cominciare con la Di Toma, la Pierantozzi, la Zimbaro, la Scapin, la Quintavalle, la Morico per arrivare fino ai giorni nostri con Odette Giuffrida. Ecco, questa è una breve carrellata di campioni nostrani e sicuramente ne avrò dimenticati molti, ma non me ne vogliano perché sto parlando anche di loro anche se non li ho citati. Sto parlando dell’amore per il judo che tutti i judoka dovrebbero avere e dovrebbero far venire a chi li ascolta. Il marketing per gli sport minori si fa così, parlando dei suoi protagonisti, raccontando le storie che li hanno portati sul tatami e invitando le altre persone a conoscerli. Poi verrano anche gli sponsor, ma di quelli non è che sia un bisogno impellente. Rugny Docet. Ci vogliamo noi con il nostro cuore a tifare per i nostri ragazzi. Che vincano o perdano, l’importante è che sono lì, sul quel tatami mondiale. Che vincano o perdano, voi sapreste fare meglio? Dopo un breve editoriale dove abbiamo messo le foto di alcuni judoka che hanno fatto la storia dei mondiali, seguiranno le interviste ad alcuni ragazzi della Nazionale che abbiamo trovato nel Centro Olimpico di Ostia prima che andassero in ritiro a Bardonecchia. Dopo andranno ai Mondiali: un solo grido “ Daje, ragà, Daje”

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