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Cos’è un DoJo
Editoriale

Cos’è un DoJo

Articolo 100 del 22/07/2017

Noi del judo ci alleniamo in un luogo che chiamiamo, impropriamente, palestra o i più “chic” club, i più popolari centri sportivi, i più federali società.
Ma palestra va bene.
Se vi dovete allenare con la ginnastica o con i pesi. Ma per quanto riguarda il judo, no.
Il judo si insegna e si pratica in un dojo.

Perché il dojo non dev’essere visto, solamente, come una casa che ospita il judoka ma sono i judoka stessi gli elementi del dojo; e rafforzeranno il dojo con il loro sacrifici, le loro sedute di allenamento, le rinuncie e le gioie. Dōjō, comunemente traslitterato come dojo, è un termine giapponese che indica il luogo dove si svolgono gli allenamenti alle arti marziali. Etimologicamente significa “luogo (jō) dove si segue la via (dō)”. In origine il termine, ereditato dalla tradizione buddhista cine - se, indicava il luogo in cui il Buddha ottenne il risveglio e per estensione i luoghi deputati alla pratica religiosa nei templi buddhisti. Il termine venne poi adottato nel mondo militare e nella pratica del Bujutsu, che durante il periodo Tokugawa fu influenzata dalla tradizio - ne Zen, perciò è a tutt’oggi diffuso nell’ambiente delle arti marziali. Nel budō è lo spazio in cui si svolge l’allenamento ma è anche simbolo della profondità del rapporto che il praticante instaura con l’arte marziale e con tutti i suoi praticanti; tale aspetto è proprio della cultura buddhista cinese e giapponese, che individua il dojo quale luogo dell’isolamento e della meditazione. Il Dojo, in occidente, viene impropriamente tradotto in palestra ed inteso unicamente come spazio per l’allenamento, mentre nella cultura orientale il dojo è il luogo nel quale si può raggiungere, seguendo la Via, la perfetta unità tra zen (mente) e ken (corpo) e, quindi, il perfetto equilibrio psicofisico, massima realizzazione della propria individualità. Il dojo è la scuola del sensei (maestro): egli ne rappresenta il vertice e sue sono le diret - tive e le norme di buon andamento della stessa; oltre al maestro ci sono altri insegnanti, suoi allievi, ed i senpai (allievi anziani di grado) che svolgono un importante ruolo: il loro comportamento quotidiano rappresenta l’esempio che deve guidare gli altri praticanti. Ogni volta che uno studente anziano impara qualcosa di nuovo ne traggono vantaggio tutti gli altri atleti e così, passo dopo passo, si forma un corpo solido che costruirà, intor- no a se, il dojo. Il dojo è fatto di persone, le mura e il tatami, con tutti gli accessori, sono solo un elemento del dojo. Quando c’è un afflato così, tra i componenti, il dojo può dirsi completo. Gli ultimi atleti guarderanno i primi per formarsi come loro e per ambire a batterli; ed un bravo Maestro aiuterà questi ultimi per dare loro la forza e per infondere l’impegno a non mollare mai. Ma il dojo è anche la sconfitta, che nel dojo è solamente insegnamento perchè quello è il luogo deputato alla discussione. Ma il dojo dev’essere fatto di persone, come mura forti reggeranno il dojo, protegge - ranno i suoi allievi e si apriranno a nuove esperienze apportando, sapientemente, una cultura del judo che non finisce mai. In sostanza, il dojo deve essere fatto di persone che hanno tutte lo stesso obiettivo che perseguiranno con sogni diversi.

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