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La Percezione del Movimento
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La Percezione del Movimento

Articolo 125 del 14/08/2020

La percezione del movimento?
Solo 5 passi
Un percorso nel judo tradizionale per comprendere la pratica

 

 

Mi hanno chiesto di mettere su carta delle esperienze personali per quanto riguarda l’approfondimento dello Judo, quindi le prime cose che mi sono venute in mente sono state quelle diversità molto pronunciate tra i primi mesi di avvicinamento alla disciplina e soprattutto superare il grande scalino che è poi stato una necessità per ottenere “un buon Judo”. Intorno alla metà degli anni 70’ nel Pordenonese arrivò Marino Marcolina che introdusse la cultura dell’allenamento continuativo; voglio chiarire che a quel tempo la media suggerita era quella dei 2/3 allenamenti a Settimana ma con lui si passò a 9 sedute dove veniva messa in grande evidenza l’intensità della prestazione. Con il Maestro Marcolina il problema delle competizioni non esisteva, visto che l’obbiettivo era quello di sopravvivere alla quotidianità dell’allenamento, la gara quindi non era più prioritaria, ma diventava un indice di misura ed un palcoscenico dove constatare i nostri miglioramenti. I nomi di quei ragazzi che si spostavano continuamente in treno, auto, bus, in bicicletta e a piedi erano: Furio ed Enzo De Denaro, Parutta Giovanni, Del Ben Stefano, Porro Stefano e il sottoscritto. Ricordo c’era una spasmodica ricerca in ogni direzione, oserei dire maniacale per ampliare la tecnica, la preparazione muscolare e quello che mi fa più sorridere al ricordo erano le metodiche per recuperare velocissimamente traumi ed infortuni, dove l’arte di utilizzare le fasce e cerotti, era diventata una specie di rito religioso. Naturalmente, ognuno di noi esplorava delle situazioni che poi venivano condivise, criticate ed eventualmente perfezionate. La sperimentazione copriva parecchie angolazioni, sia di tipo sportivo che esistenziale, ci fu una divertente fase dove veniva messo a fuoco, “testa e respirazione” dove l’ispirazione veniva dallo Yoga, Tai-chi e anche dalle tecniche di apnea subacquea. E’ stato in quel periodo quindi che mi ritrovai a vagare per lunghe ore per il Tatami, prima e dopo gli allenamenti ad inseguire con tutto me stesso intuizioni per rendere “naturali” la maggior parte delle tecniche, lavorando sulla cinetica o visualizzazione mentale della tecnica, l’esecuzione senza il compagno della tecnica e sviluppo della concentrazione che precede l’entrata, chiaramente le ripetizione sia reali che immaginarie son state di diverse migliaia.

DEVI FIDARTI AD OCCHI CHIUSI……

E’ la frase che mi ripetevo costantemente quando eseguivo, ripetevo, modificavo cercando di massimizzare il risultato. Sicuramente è una frase molto impegnativa, ma che secondo me rappresenta in maniera molto precisa questa nostra disciplina, quello che propongo e di ingrandire la sensibilità della percezione del movimento, quali potrebbero essere delle esperienze da sviluppare ?

5 Livelli

Ho cercato di creare un piccolo schema che possa dare un’ idea sul come lavorare per sviluppare questo tipo di sensibilità,

1 – Alternare gli spostamenti con le prese (unsoku) muovendosi per il Tatami ed a turno guidare il compagno che terrà gli occhi chiusi, più coppie saranno coinvolte e maggiore sarà la difficoltà.

2 - Passiamo ad una proposta di Uchi komi da fermo, dove prima sara Uke ad essere ad occhi chiusi, per poi alternare la situazione per ripeterla come Tori (sempre ad occhi chiusi), possiamo poi eseguire delle forme in movimento.

3 - Vengono identificate in 8 le direzioni degli squilibri e quindi possiamo andare a proporre delle tecniche abbinate alla direzione che verrà data da Ukè o dal Tecnico presente.

4 – Proiezioni, subite ed eseguite da fermo ed in movimento , per aumentare la difficoltà si potrebbero cambiare indistintamente i Tori.

5 – Come esperimento finale propongo il “Randori” che se fatto al buio permette di arrivare sublimare la percezione sia dell’ attacco che della difesa. Con questo spero di avervi divertito e mi auguro anche sorpreso, con grande rammarico personale noto che in generale sono sempre di più le proposte che io definisco “copia ed incolla” che quelle che trovo perlomeno stimolanti. Un caro saluto ed un augurio di un’altra tavola rotonda magari meno afosa.

Articolo di Walter Argentin

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