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L’allenatore dei Campioni
 
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L’allenatore dei Campioni  

Articolo 121 del 05/02/2020

Non sarà certo un caso se i fratelli Toniolo siano i primi in classifica per società.
Pierangelo è l’allenatore di Fabio Basile e ora di Manuel Lombardo.
Il segreto: Basi, basi, basi.

Essere dell’Akiyama Settimo è come avere un piede sul terreno dei campioni. L’ho sentita questa frase detta da un ragazzo di 14 anni o giù di lì e mi è piaciuta, anche perchè sintetizza l’Akiyama Settimo e i suoi tre fratelli che l’hanno portata ai fasti olimpici. Chi, come me, conosce Pierangelo Toniolo, vedendolo passare durante una gara, subito penserebbe che sia imbronciato, che sia un tipo burbero. Niente di tutto questo, ha la testa già sul tatami, sta guidando, virtualmente, i suoi atleti alla vittoria e se vittoria non sarà avrà sicuramente imparato qualcosa per il suo bagaglio tecnico.

JI: Chi è stato il tuo primo maestro?
P T: Ho avuto molti maestri da piccolo, ma quello che ricordo mi abbia influenzato maggiormente è stato Pierino Ferrero, storico pioniere del judo piemontese. La prima volta che fece lezione ci fece correre e fare dei giochi propedeutici: uscii stanco ma divertito. Da allora cerco sempre di far uscire i miei allievi stanchi e col sorriso dopo l’allenamento.

JI: Perchè hai iniziato a fare judo ?
P T: Merito di papà ! Eravamo tre fratelli, la casa non era grandissima e dovevamo scaricare le energie. ci faceva fare di tutto: calcio, nuoto, atletica e poi un pomeriggio disse: “Stasera andiamo a provare il judo”. Noi tre eravamo un po’ incerti sul cosa ci aspettasse (era il 1976 e il judo non era ancora sviluppato come oggi) ma Raffaele, che è sempre stato il più informato dei tre, provò a spiegarci qualcosa in merito.....poi successe che Massimo e Raffaele fecero arrabbiare mamma e quindi rimasero in castigo a casa e io assieme a mio papà andai a judo... quindi possiamo dire che fui io il primo dei tre fratelli a mettere il judogi....

JI: Quando eri agonista, il tuo risultato a cui tieni di più?
P T: Ero un buon agonista ma non ero un top player. ho fatto medaglie in tutti i campionati a partire da cadetto, junior, assoluto ma se devo essere sincero quello che mi ha formato di più sono stati i quinti posti...se capisci perchè perdi, cosa ti è mancato, su cosa devi lavorare, allora cresci. E quelle sconfitte, difficili da mandare giù, mi hanno fatto capire tanto e mi aiutano ancora oggi nel mio attuale lavoro di tecnico.

JI: Ora sei l’allenatore più famoso italiano, quali sono i tuoi segreti.
P T: Grazie del complimento, non ci sono abituato! Più che segreti penso ci sia oramai una grande esperienza, un pò come un pilota di aereoplano: più ore di volo ha accumulato più sa gestire meglio le situazioni. sicuramente i miei studi (ho una laurea magistrale in scienze motorie) mi hanno aiutato a pianificare e programmare al meglio il tutto, e poi le tante esperienze fatte in nei tatami di mezzo mondo mi hanno fatto capire molte cose. Vittoriano Romanacci mi ha aperto gli occhi su un diverso approccio allo sviluppo della forza, come alcuni tecnici di judo me li hanno aperti su un diverso studio per lo sviluppo della tecnica.

JI: Perchè i tuoi ragazzi fanno un judo così bello da vedersi? insegni loro le basi prima di portarli all’ agonismo oppure gli insegni subito a comportarsi da agonisti

P T: Basi, basi e ancora basi! Penso che nel judo italiano ci sia una specializzazione troppo precoce. Si rischia di arrivare a sedici/diciassette anni formati a livello fisico, tattico, mentale ma con poca tecnica, e questo è poi un gap difficile da colmare. A livelli internazionali se non hai tecnica da vendere ti fermi. Io, invece, faccio l’inverso.

JI: Ti stimo veramente per il lavoro che hai fatto e che stai facendo e sono contento per la spinta che dai ai nuovi allenatori che vogliono seguire le orme. Cosa ci riservi per il futuro? Un nuovo campione da farci scoprire o un nuovo metodo d’insegnamento
P T: Io continuerò come ho fatto fino ad oggi, non so se il mio metodo d’insegnamento è quello giusto ma sicuramente fino a oggi ha pagato in termini di numeri e di risultati. Penso che sia la Federazione a dover porre l’accento sul metodo d’insegnamento ideale, io ho dovuto arrivarci con le mie forze. Se farò nuovi campioni non lo so, ma ti posso assicurare che ho tanti ragazzi volenterosi che lavorano per il sogno più grande che un atleta possa avere, quello olimpico. E se ci sono riusciti quelli prima di loro, la strada è aperta....

 

Questo è il Pierangelo vero, quello che ti parla col cuore della sua vita e del suo judo, così con semplicità come un tecnico posato sa fare. Ma il tecnico Toniolo non ha parlato della qualità più grande che serve ad un grande allenatore: la modestia. Cosa che, uno come lui, ha da vendere.

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