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Judo si, judo no.
Riflessioni

Judo si, judo no.

Articolo 108 del 01/09/2018

Nel mio ultimo libro “judo si judo no” ho cercato di avvalorare la mia tesi sul judo attuale, allegando una infinità di dati statistici dal 1924 al 2018, (quantità di atleti partecipanti alle varie gare di judo che si susseguivano negli anni, la loro nazionalità,i vincenti delle gare, le varie categorie di peso che si sono succedute,l’apertura all’agonismo nel settore femminile, a seguire, tutti i regolamenti arbitrali che sono stati applicati dal 1924 al giorno d’oggi.)

A contorno varie schede tecniche, di vari stati, che specificavano le loro linee guida nello studio del judo. Ultimo arricchimento del volume una tabella italica risalente agli anni 30 che ci indica chiaramente lo stato del nostro judo e le sue basi tecniche dell’epoca, che naturalmente, senza alcun sup-porto sopravvenuto, si sono ripercosse sino agli anni 50. Questo corposo lavoro è stato elaborato per far capire al judo italiano ,che l’improvvisazione privatistica che c’era stata negli anni 50 con l’avvento in Italia del maestro Otani, poi a seguire di molti altri, a cominciare dal maestro Koike, allo stato attuale non è più possibile, ne tampoco fattibile.
La Federazione non aveva fatto nulla per l’evoluzione del judo in quell’epoca, non ne aveva co-noscenza tecnica ne tantomeno credeva in questo movimento sportivo, solo alcuni innamorati hanno dato una spinta tecnica al judo italiano, invitando a proprie spese maestri giapponesi in Italia e, sempre a proprie spese, portando i loro atleti all’estero per fargli fare gare di conoscenza. Certi nomi dovrebbero essere ricordati da tutti, perché rappresentano gli autori del rinascimento italiano del judo. Ne voglio ricordare alcuni: Maurizio Genolini di Roma, Maria Bellone di Milano, Aldo Circiello di Napoli, Pier Carlo Cappelli di Torino ce ne sono stati molti altri, per la fortuna del judo.

Ora, nell’era della globalizzazione,solo la Federazione può tracciare le linee guida, non più come una volta che erano le società più organizzate a tracciarle. Se ne deduce che attualmente tutte le società sono interessate al progresso del judo, pertanto, debbono essere molto attente nello scegliere chi le governa.

SILVANO ADDAMIANI

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