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Capire e Comprendere  sono identiche?
Editoriale

Capire e Comprendere  sono identiche?

Articolo 120 del 14/02/2020

Non è difficile citare le parole come non è difficile scriverle. L’importante è di farle comprendere. Non ho scritto di far capire le parole ma ho parlato di comprensione. Una volta un mio professore Mi ha detto. “Tu vedo che hai capito le mie parole perché stai facendo tutto bene...ma le hai comprese?

Vedete c’è un distacco enorme tra capire e comprendere e, io, non  avevo mai fatto caso alla differenza. Potrei dire, per esempio, che un atleta non è buono a fare una determinata tecnica e chi mi legge può intendere che io abbia voluto affermare che quell’atleta non è buono a fare judo.

Io ho amato, per mia formazione, a confrontarmi con le situazioni e mai mi permetterei di dire che un atleta non è buono a fare judo per due ragioni fondamentali: la prima è che io sto scrivendo mentre l’atleta è sul tatami e conosco benissimo la differenza tra il tatami e la penna; la seconda è più semplice, se vogliamo, se sarà lì sopra qualcosa meglio di me saprà fare.

Ma il mio discorso è più complicato.
Devo far comprendere le parole che scrivo e questo non è facile per niente perché si innescano meccanismi atroci nei quali, chi scrive, se non sta attento, viene schiacciato. Quando si scrive un articolo bisogna prima di tutto essere onesti e dire le cosa come stanno però alle volte non si può scrivere come stanno davvero o perché la battaglia ufficiale non è ancora iniziata (se si tratta di una battaglia politica) o perché non si vuole gettare fango su persone inutilmente.
Allora, “Si parla alla nuora perché la suocera intenda”. Questo non sta nel manuale del giornalismo, siamo chiari, però è un concetto che dovrebbe esserci. Ma come si fa a far comprendere alle persone se avvenisse uno di questi casi? Le persone che leggono dovrebbero avere tutte una formazione che gli faccia comprendere quanto è scritto. Ma non è così. Però, di contro, quelli che non l’hanno compreso (il testo) è cortesia che si confrontino privatamente con il giornalista, se lo conoscono, o stanno zitti e leggono i testi a divenire per farsi un idea ben precisa riguardo al giornalista in questione.
Insomma, non è facile scrivere come non è facile far judo, a tutti i livelli.

Sono stato accusato di aver detto che i tecnici, in generale, non sanno niente di judo.

Ma siamo seri come posso io dire queste cose? Io ho avuto dei Maestri di chiara fama che mi hanno insegnato ad avere rispetto di tutti e, io, questo principio lo ritengo ancora valido.

Io ho scritto che le nuove generazioni di tecnici pensano più ad avere più Dan da mostrare che imparare le basi del judo, Perché, forse, pensano che la nozione valga più della basi. Transitano da me piccoli atleti che non sanno fare le cadute (tutte) che non sanno i nomi delle tecniche e le fanno con enorme pericolosità per uke. E, poi, vado in giro per le piccole palestre, dove i tecnici che insegnano hanno preso il diploma da insegnante con una settimana di corso. Vorrei precisare che sono le piccole palestre che tengono in vita la nostra Federazione e sono le più subissate. Sono più che altro preda degli enti di propaganda che hanno fame di numeri, per cui sembra lecito fare di una cintura marrone un tecnico di judo. Per fortuna che non tutti gli enti ragionano nella stessa maniera. Altra cosa che mi hanno detto che io avrei scritto che tutti gli atleti della nazionale sono da cambiare.

Avete capito? A questo non rispondo perché, fortunatamente ci sono i miei scritti che mi difendono.

Ai miei lettori che non comprendono il significato di quanto ho scritto dico: fatevi una cultura e non state fermi, immobili sui vostri concetti perché, penso, che i concetti ferrei, come un dogma, se non riusciamo a modificarli poi non capirete più nessuno perché il mondo va avanti. Spero sia riuscito a farmi conprendere bene.

 

Comprendere

1. Opportunità di afferrare e valutare sul piano intellettivo.

misteri che superano la c. umana

2. Capacità d’intendere e giustificare sul piano spirituale, pratico, affettivo.

dar prova di c. nei confronti di qualcuno

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