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Storia - La Nascita del Judo Francese
Curiosita

Storia - La Nascita del Judo Francese

Articolo 109 del 20/06/2020

Per sapere dove dovremmo andare bisogna conoscere da dove siamo venuti.

Ci sono delle storie nel judo che vale la pena di raccontare, perché nel racconto c’è una trasmissione da uno a uno (con alcuni mezzi si arriva da uno a molti) con la semplicità di uno che si siede accanto e ti racconta una storia per passartela, non per insegnarti o per altro motivo ma per condividerlo con te. Infatti quando vieni a sapere di una cosa che ti emoziona, subito hai il piacere di raccontarla ad un amico, e se non ce l’hai vicino è un problema… quasi pensi che andrà persa, la storia, se non la racconti subito.

“Ciò che casca dall’alto è più forte che ciò che viene spinto dal basso” diceva negli anni ‘70 un grandissimo intellettuale italiano, Pier Paolo Pasolini, così accade in Francia intorno agli anni ‘30.


Moshé Feldenkrais, russo ebreo, nato nel 1904 si trasferisce da Baranoviz a Israele, dove durante gli studi, diventa un esperto di difesa personale (forse tipo Krav Maga).
Nel 1933 si trasferisce alla Sorbonne di Parigi per completare gli studi di Fisica con indirizzo di Ingegneria cibernetica. Durante quel soggiorno va ad assistere ad una conferenza di Kano Jigoro Shihan (il Maestro ha 73 anni), finita la quale, si racconta, non pienamente convinto, sfida Kano il quale chiede di essere attaccato.
Dopo pochissimo Moshé si risveglia svenuto per essere stato strangolato da quello strano signore dritto come un fuso anche se anziano.
Sarà definitivamente conquistato; chiede di poter studiare il judo e Kano Shihan lo accontenterà inviando in Francia un giovane giapponese dal nome Kawaishi Mikinosuke, amico di Koizumi Gunji (il quale compose la famosa lirica: “ Il judo ha la natura dell’acqua ... non ha forma propria ma prende quella del recipiente che la contiene…..”). A Londra Koizumi aveva fondato nel 1918 il Budokwai (primo dojo in Europa) nell’ala ovest di Buckingham Palace, Koizumi sarà il padre fondatore del judo inglese mentre Kawaishi di quello francese.
A questo proposito non posso omettere che tra i simpatizzanti del judo inglese ci fu Travor Pryce Leggett (1914/2000) figlio di un famoso violinista e di una ricchissima rampolla della nobiltà scozzese.
Fu judoista, scrittore, traduttore e capo del servizio giapponese della BBC. Fu il cuore pulsante del judo inglese e autorità indiscussa in quel campo.
Ma torniamo alla Francia, nel 1936 Feldenkrais è la prima cintura nera del paese e fonda in quell’anno, insieme ad un gruppo di amici, il Jiu Jitsu Club De France, il primo dojo francese. A quella conferenza di

Kano Shihan, insieme a lui c’era un gruppo di giovani scienziati francesi che faranno, da lì a poco, la storia della nazione. C’era Frédérich Joliot Curie, futuro premio Nobel per la chimica, grande appassionato di judo, Bertrand Goldchmidt chimico ebreo, che sarà tra i padri dell’atomica francese e Paul Bonét-Maury, radiobiologo, che sarà nel 46 presidente e fondatore della neo Federazione Francese di judo e jiu jitsu.
Il judo in Francia iniziò così con un gruppo di scienziati famosissimi che in questa pratica vedevano una forma di educazione e l’occasione di crescere una classe dirigente.
Ma non finisce qui, nel 1963, presso il Judo Club du CEA, dojo che Joliot Curie aveva voluto per i figli degli scienziati che lavoravano con lui al Laboratorio Nucleare di Saclay, si iscrisse un quattordicenne che non aveva mai fatto sport, il suo nome era Jean-Luc Rouge. Nel ‘65 è cintura nera, due anni dopo, è Campione europeo giovanile e nel 75 vince per primo il Campionato del Mondo a Vienna.
E’ tutta una questione epigenetica, il judo in Francia nasce bene, cullato dall’alta borghesia, viene accettata
dalla classe intellettuale e così si ritaglia uno spazio dignitoso tra le attività rilevanti dei cugini transalpini che lo apprezzano e lo accolgono come metodo educativo, filosofia di vita utile da inserire nelle scuole e nella formazione dei giovani e delle future classi dirigenti.
Ancora oggi, nonostante una flessione dei tempi (600.000 iscritti), un professore di judo ha una buona

credibilità, è una professione socialmente considerata e ben retribuita.
In Italia la storia fu differente.
Tra i primi praticanti di judo (e ju jitsu) si distingue il capocannoniere Carlo Oletti a bordo del Vesuvio nave della Regia Marina, dislocata a Shangai (Ribellione dei Boxer).
Il comandante Matsumura, maestro di judo e ufficiale della Marina nipponica gli fornì i primi rudimenti nel 1905. In seguito completò la formazione presso
Nagasaki dove la nave si era trasferita e nel 1908 conquistò la cintura nera. Nel 1921 rientrò in Italia dove lo attendeva la Scuola Centrale di Educazione Fisica di Roma e una grande attività di diffusione del judo soprattutto nelle scuole di Polizia.
Il judo viene percepito soprattutto come difesa personale e classificato come sport. Accadde tutto rapidamente, nel ‘24 nacque la Federazione Ju Jitsu italiana e nello stesso anno il primo Campionato italiano, nel ‘27 la Federazione Italiana Lotta Giapponese. Eravamo in

testa a tutti o quasi (il Budokwai era del ‘18) e forse con mezzi maggiori avremmo creato per primi la Federazione Europea di judo (vedi Inghilterra nel ‘48 in occasione dei Giochi Olimpici di Londra).
Poi fu quel che fu, la Grande Guerra e l’ascesa di
Mussolini forse non giovò, nel 1931 la Federazione Italiana Lotta Giapponese, nata quattro anni prima, venne assorbita dalla Federazione Italiana Atletica e da lì in poi terminò quell’autonomia che negli atri paesi non mancò e che ci relegò, pur nonostante una partecipazione notevole di praticanti, a ruolo di sport minore, sempre a contenderci gli spazi con la Lotta e la Pesistica prima e con i giochi sportivi scolastici (pallavolo e basket) dopo.

Questa storia non ha l’obiettivo di fare critiche o dileggi,
ciò che racconta è semplicemente che conta di più ciò
che cade dall’alto piuttosto ciò che è spinto dal basso.

di Alessandro Giorgi

 

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