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Giuffrida. La Tigre è tornata. Una medaglia d’argento al più importante torneo di judo continentale non è cosa da poco.

Certo per noi vecchi il Gran Slam di Parigi non esiste. Vuoi mettere il Torneo di Parigi, al de Coubertin, aveva tutto un altro fascino. Era la Gara più importante in Europa a parte i Campionati Europei e quelli Mondiali, se si facevano. Andare a Parigi è un pò, come un attore, andare alla Mecca del Cinema, Cinecittà, che si trova a Roma; si faceva un lungo viaggio in treno o in macchina o, se lavoravi per la Federazione, in aereo. Io sono quasi sceso sempre a Bercy. E il “viaggio” dall’aeroporto a Parigi ti faceva entrare, piano piano, sul tatami del de Coubertin; vedevi i cartelloni pubblicitari da di fuori all’aeroporto fino al centro di Parigi che inneggiavano al judo. Qualche anno ho visto anche due “affiche” differenti, con diversi soggetti non solo per il formato. Parigi era il tempio del judo e mi ricordo bene quando vinse Rennella o Sulli, che gran festa che facemmo, avevamo violato il sacro tatami dei francesi. Poi quando uscivi dal palazzo dello sport (che ti funzionava un occhio solo perché l’altro era sempre chiuso nell’intento da cogliere l’attimo cruciale e immortalarlo nella pellicola) venivi trascinato, non so da quale elemento per le strade di Parigi e ti ritrovavi sempre a Montmartre e ti facevi un bicchiere con i grandi campioni. Parigi ha avuto sempre un aria carica, densa di contenuti per quanto riguardava il judo; guardavo stupefatto i giornali o i cartelloni con il judo che pubblicizzava ogni prodotto: si partiva dai prodotti per la pulizia in casa per finire all’igiene personale. Ero come un bambino che va a Disneyland e ritrova tutti i personaggi a lui cari. Però, Parigi, era in primo luogo la gara, campioni come non ne avevi visto mai; Kurtanizde con la sua Chidaoba, che demoliva le spalle di chiunque e poi Oleg Maltsev con il suo Kata Guruma o Pascal Tayot con il suo Tai Otoshi. Insomma quando andavi a Parigi sapevi che su quei tatami c’erano passati i più grandi campioni mondiali. E fidatevi un conto e essere spettatore, un conto è stare vicino al tatami a riprendere la foto (come ho fatto io per anni) e, tutto un altro conto, è salire sul quel tatami dove si sono incrociate le vite dei più grandi atleti e, ad ogni passo che fai su quella materassina e come se ti risuonassero gli sforzi, i passi, le speranze dei grandi atleti.
Ed è così che deve averlo trovato una leonessa, con quegli echi di rimando che ti creano un certo phatos che sembrano dirti: “Va e combatti, va e vinci!”.
Lasciate prima che mi scusi con la Leonessa perché, in una foto di una precedente gara ho detto. “Ha lo sguardo spento. Mi da come l’impressione che c’è qualcosa che non va!”.
Può darsi che era solo preoccupata per la sua spalla, non si sentiva sicura. Onestamente non so, spero di incontrarla e farmelo dire da lei.

Ma quegli echi l’ha sentiti, ci scommetto. Perché è entrata come non la vedevo da tempo. Per arrivare in finale si è fatta largo con atlete di chiara fama battendo in semi finale l’ostica francese Gneto. Però è un errore pensare che abbia guadagnato la finale solo perché esaltata da combattere al tempio del judo parigino. Nella sua mente ci sono ore di sacrifici, di dolore, di sconfitte prese come una lezione, di soddisfazioni e di rinascita. Scommetto che se ci raccontasse la sua storia, non tralasciando niente molte atlete rinuncerebbero a fare l’agonismo e solo, quelle poche che sono testarde come lei andrebbero avanti. E poi, lei, ha un segreto. Ha fatto una promessa alla nonna ma mantiene il segreto perché in quella promessa c’è tutto il suo trascorso da judoka e tutto il suo futuro da campionessa. Quando si avvia alla finale con la kosovara Distria Krasniqi, mi hanno detto che accusava dolori alla spalla operata ma lei ha voluto esserci e c’è stata, per quello che ha potuto stando attenta a non far male alla spalla. Ma la finale la possiamo considerare un “incombenza inevitabile” ma pensiamo, piuttosto al fatto che si è lasciata dietro la Shishime e la Pimento e. fuori dal podio. c’era un’arrabbiatissima Gneto. Possiamo dire che la Leonessa e ritornata perché vincere a Parigi non è mai stata e non è una passeggiata.
Per fare un resoconto di qui ragazzi e ragazze che hanno partecipato si può dire anche anche loro hanno fato una buonissima impressione: Fabio Basile ha superato tre turni con Turaev mentre Esposito ha passato due turni e è stato fermato da Hristov. Mentre Medves ha incontrato subito il famoso koreano An Baul, ve lo ricordate? Quello che perse con Fabio nella finale olimpica a Rio. Medves è andato al Golden Score ma è stato battuto. Molti si aspettavano Manuel Lombardo ma all’ultimo minuto non è partito per la gara in Francia perché accusava un dolore ad un piede. Maria Centracchio è stata fermata dalla Krssanova (AUT) mentre Edwige Gwend ha superato la Badurova ma è stata fermata da Frassen (NED). Nella seconda giornata di gare nessuno degli azzurri è riuscito ad arrivare ai quarti: Esposito ha vinto con il brasiliano Leandro GUILHEIRO, e il turco Albayrak ma l’ha fermato il (CAN) Briand; Parlati ha vinto con Khamza (KAZ) e Mbuyi ma si è dovuto fermare con l’israeliano Muki; Mungai è stato bloccato, subito al primo turno da Mohab Elnahas (CAN). Alice Bellandi ha vinto con la tunisina Landolsi ma poi si è dovuta fermare con la francese Gahie. Tra le note del Gran Slam va inciso pure il nome del a campionessa Mondiale, Olimpica Daria Bilodid che ancora una volta ha centrato l’oro mettendosi alle spalle fior di atlete. Nei –Kg 63 la nota Clarisse Agbegnenou (Fra) ha relegato al ruolo di valletta la plurimedagliata Tina Trstenjak (SLO) arrivata (si fa per dire) solo terza. Nei -73 Kg domina Soichi Hashimoto che non ha sbagliato un colpo, il più forte della categoria a Parigi. C’è anche da notare che il mitica Teddy Riner da Kokora Kaguera (JAP) che poi gli ha fatto un Waza Ari.
Si può perdere, è normale. Come è successo a tutti ma bisogna dire che stiamo all’inizio dell’anno e molti atleti non hanno finito le loro preparazioni. Parigi apre un anno importante, si va a Tokyo. Bisogna essere intelligenti e saper dosare le proprie forze e la propria preparazione; non ci può essere niente di più grave che farsi male adesso perché la ripresa può essere lunga e non bisogna precorrere i tempi. Si deve arrivare a posto perché la competizione della vita sta aspettando a Tokyo.

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